Ep.1: un sabato mattina d'estate

Sabato 10 luglio 1976: è una calda mattina d'estate a Seveso e le persone si preparano a passare il fine settimana in tranquillità e in famiglia. C'è chi approfitta per mangiare le ciliegie del proprio albero, chi legge un libro sul patio di casa mentre i bimbi giocano in giardino. Nessuno sa che poco dopo mezzogiorno nella vicina fabbrica chimica Icmesa è fuoriuscita una nube di gas tossico che lentamente, nel silenzio, avvelenerà loro, gli animali e l'ambiente.Scritto e raccontato da Elena Accorsi Buttini

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Quando si pensa ad un disastro la mente velocemente ricostruisce un boato o un forte scoppio, accompagnato dalla distruzione di cose e dall’annientamento di persone o animali. Perché i disastri quando avvengono si vedono e si sentono. Esistono però anche disastri che accadono nel silenzio, i più terribili forse, perché nel silenzio è impossibile individuarli, nel silenzio le conseguenze sono subdole e nel silenzio i danni sono peggiori.Quello di Seveso è stato un disastro incredibilmente silenzioso, avvenuto nella più quieta provincia italiana, civile ed educata, così del suo disastro, la stessa Seveso, ha compreso poco alla volta, troppo lentamente.Ricostruiamo i fatti, da quella mattina dell'undici luglio del 1976, per comprendere come un disastro ambientale e umano abbia determinato l'iter legislativo dell'aborto, l'adozione di una politica europea di prevenzione del rischio industriale e la definizione di una metodica per la raccolta dei dati a scopo epidemiologico.Scritto e raccontato da Elena Accorsi Buttini